Cos’è il Latent Semantic Indexing?

Se scrivi sul web il tuo padrone è il lettore, non il motore di ricerca

 

Chi scrive per mestiere sul web e lo fa con passione sa che scontrarsi ogni giorno con il “semaforo” di Yoast, che regola il traffico come un vigile in stato di ebbrezza, diventa limitante e spesso, tra l’altro, neanche fruttuoso.

Se cominci a scrivere sul web con l’obiettivo di indicizzare al meglio i tuoi blog post non puoi fare a meno di farti guidare dai vari tool che segnano la via: ti fanno toc toc sulla spalla se dimentichi di inserire le key words nella meta description, sollecitano una maggiore densità delle parole chiave di riferimento, ti strizzano l’occhio quando la leggibilità è buona. E così via. 

Sono tutti accorgimenti da considerare e che all’inizio sostengono e guidano come le rotelline della bicicletta, ma prima o poi vanno messi da parte.

E allora, che faccio? Abbandono Yoast?

No, non arriverei a tanto. Col tempo, però, ti accorgi che un articolo perfetto per “Yoast e i suoi fratelli”, può non corrispondere all’articolo più completo, entusiasmante e coinvolgente che la ricerca ti restituisce. 

Perché chi, come me, scrive su temi differenti e per aziende appartenenti a settori diversi, vuole attirare l’attenzione di un lettore, non solo di un motore di ricerca, anche se questo è l’obiettivo numero uno – neanche tanto velato – dell’azienda.

Vuole attirare l’attenzione del lettore, ma anche conquistarlo, renderlo fedele, trattenerlo sul sito e far sì che il blog diventi un punto di riferimento sulle tematiche legate anche in modo trasversale al core business aziendale.

Se hai ancora dubbi sulla necessità di un blog per un’azienda, dai uno sguardo a questo post.

I pilastri del contenuto

Attenersi in modo stringente alle regole classiche imposte dal plug-in seo più diffuso in assoluto, come la sfilza in sequenza di titoli H1, H2, H3, testi da minimo 300 parole, densità della parola chiave non sufficiente aiuta, ma non basta perché i veri pilastri che sostengono il contenuto (che abbia un valore!) oltre alla forma e alla leggibilità, sono le relazioni esistenti tra le sezioni dell’argomento e i termini semanticamente vicini alle parole chiave.

In tre parole, Latent Semantic Indexing.

Latent Semantic Indexing

Cosa vuol dire? Cos’è?

Il Latent Semantic Indexing è un algoritmo che oltre a controllare quali key words il documento contiene, individua i collegamenti tra parole “vicine” dal punto di vista del significato e rileva, logicamente, una connessione, un pattern comune. 

L’algoritmo è ignorante!

L’algoritmo è matematica pura e niente ha a che vedere con la comprensione di un contenuto (che si tratti di un trattato di fisica nucleare o del manuale di ricette della tradizione emiliana, per la tecnica di Latent Semantic Indexing è perfettamente indifferente).

L’algoritmo è ignorante! 

Ma ha una caratteristica unica: coglie le connessioni tra le parole come un essere umano sa fare, individua tra tanti documenti quali parlano dello stesso argomento, o argomenti affini tra loro e li “accorpa”, riconoscendo l’appartenenza a una “categoria”comune”.

Per questo motivo, il copy malato di keyword stuffing dovrà ben presto cambiare prospettiva e abituarsi a scrivere in maniera diversa, più articolata e armonica, utilizzando molti sinonimi e riferimenti ad un preciso contesto.

Usa i sinonimi

Se l’obiettivo è scrivere un post sulla pasta artigianale italiana, otterrò migliori risultati utilizzando sinonimi come “pasta secca fatta a mano”, “malloreddus”, “ravioli”, “cappelletti”, “attrezzi da cucina”, “tagliapasta”, “coppapasta” piuttosto che infarcendo il testo di continue e inutili ripetizioni.

Ciò nonostante, dovrò avere cura di utilizzare quella key word nel nominare l’immagine di anteprima, il permalink e nel redigere la meta description.

Google, ormai, dopo l’ultimo aggiornamento, scorre tutto il testo per cercare la possibile interconnessione tra le parole e cogliere le evidenze di un contesto di riferimento. Un bel sospiro di sollievo per chi mal sopporta il giogo del “semaforo” e vuole tornare a sentire l’ebbrezza di una scrittura old style, più libera anche se sempre ben costruita, esaustiva e finalizzata a trasferire informazioni. 

 

Photo Credit: Clint Adair/Unsplash


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